Più “verde” il quotidiano degli italiani

Nel quotidiano gli italiani adottano sempre più comportamenti e acquisti più attenti con l’ambiente e il territorio. L’attenzione alle risorse naturali, insieme al desiderio di vivere in un ambiente sano, sostenibile e a misura d’uomo, ha assunto un ruolo prioritario nella gerarchia valoriale delle famiglie. Soprattutto quando si associa ad un risparmio economico e al benessere e alla salute personali.

 

Secondo una rilevazione Istat, nel corso degli ultimi cinque anni, nonostante uno scenario macroeconomico non certo favorevole, quasi una famiglia su quattro ha effettuato investimenti per ridurre i consumi energetici mediante la sostituzione di apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti ed interventi di isolamento termico dell’abitazione.

E come spesso accade, prima di coinvolgere altri ambiti di consumo, i comportamenti green hanno trovato le prime sperimentazioni proprio nel carrello della spesa (acquisto di alimenti biologici, di prodotti a km zero, consultazione delle etichette). E dalla spesa alimentare si sono poi diffuse ad altri ambiti, diventando uno degli elementi di scelta negli acquisti e nei comportamenti degli italiani.

L’Italia nel panorama internazionale della sostenibilità ambientale

Del resto, anche il dibattito internazionale si è fatto negli ultimi mesi più serrato: l’accordo di Parigi siglato lo scorso aprile ha impegnato oltre 170 Paesi ad adottare misure volte a ridurre l’impatto ambientale dei sistemi economici.

Nel corso degli ultimi anni il nostro Paese ha sensibilmente migliorato la propria performance ambientale, con benefici ascrivibili ai diversi ambiti: secondo dati Unioncamere e Fondazione Symbola, la “green economy” rappresenta il 10,3% dell’economia nazionale, produce valore aggiunto per oltre 102 miliardi di euro ed occupa complessivamente quasi 3 milioni di addetti, circa il 13% della forza lavoro.

I consumi sempre più sostenibili delle aziende

Con queste premesse l’Italia si candida quindi ad assumere un ruolo di leadership nel contesto europeo con specifico riferimento ad alcuni campi dello sviluppo sostenibile: uno “spread verde” che ci pone alla testa della graduatoria comunitaria per alcuni indicatori. Ciò vale sia per il sistema produttivo che per i comportamenti dei cittadini: a parità di valore prodotto, ad esempio, le imprese italiane impiegano un minore quantitativo di materie prime ed energia ed avviano allo smaltimento minori volumi di rifiuti.

Eurostat certifica che le imprese italiane, con poco più di 300 chilogrammi di materia prima ogni milione di euro prodotto, sono ambientalmente più ecocompatibili non solo della media Ue (circa 500 kg), ma anche di Francia, Spagna (370 kg) e Germania (460 kg). L’Italia rappresenta un benchmark virtuoso anche con riferimento alla produzione di rifiuti: con meno di 40 tonnellate per ogni milione di euro prodotto, le imprese italiane sono le più “pulite” di tutta Europa.

I cittadini italiani ed il senso civico

Anche i cittadini sono diventati più consapevoli negli ultimi anni. Il Nord fa da capofila, ma il Sud è stato in grado di incrementare la percentuale di raccolta differenziata di 10 punti dal 2010 ad oggi.

Sul versante dell’educazione civica, l’ultima indagine Istat sui comportamenti delle famiglie documenta una attenzione crescente alla sostenibilità: il 70% degli italiani è accorto nel consumare acqua ed energia elettrica, mentre il 20% della popolazione ha preferito abbandonare l’auto privata e passare ad un mezzo di trasporto alternativo.

L’economia circolare

Proprio dalla messa a sistema delle buone pratiche dei cittadini è partito lo sviluppo della cosiddetta “economia circolare”, un filone che per lungo tempo ha teorizzato la semplice reimmissione delle risorse nel ciclo produttivo con l’idea di massimizzare il loro impiego.

Nell’ultimo anno il concetto di economia circolare ha invece assunto un significato più ampio e rotondo. Alcuni esempi aiutano a illustrare la nuova concezione: una auto resta parcheggiata in media il 92% del tempo, il 31% dei generi alimentari viene sprecato lungo la catena del valore, mentre gli uffici vengono utilizzati in una misura compresa tra il 35% ed il 50% della loro capacità, anche durante le ore lavorative. Complessivamente, secondo le stime disponibili, l’attuale sistema di produzione e utilizzo dei prodotti e delle risorse grava con un costo pari ad oltre 7 mila miliardi di euro sull’Europa ed a circa 800 miliardi sull’Italia.

L’esaurimento delle risorse naturali ed un approccio più etico al consumo hanno favorito la progressiva affermazione del modello di economia circolare, con una crescente attenzione anche da parte delle istituzioni europee (nel 2015 è stato avviato il programma di ricerca da 650 milioni di euro “Industria 2020 ed economia circolare”, mentre ad inizio 2016 è stato approvato un pacchetto di misure che fissa nuovi target di riduzione dei rifiuti al 2030: riciclaggio del 65% di rifiuti urbani e del 75% di imballaggi, con un limite massimo di smaltimento in discarica del 10%).

L’impiego delle nuove tecnologie, il ricorso a nuovi materiali, una gestione più equilibrata delle materie prime, il contributo dell’internet delle cose hanno determinato un significativo cambio di regime: la produttività potrebbe crescere del 3% ed il Pil del 7%.

Per il nostro Paese, la sfida dell’economia circolare appare quanto mai strategica, seppure condizionata ad un impegno di investimenti ingenti da parte dell’operatore pubblico come di quello privato. Il complesso processo di transizione verso un sistema socioeconomico più aperto e flessibile necessita forzatamente di politiche ad hoc e di capitali da destinare all’innovazione, all’eco-design ed alla prevenzione degli sprechi. Ne gioverebbe l’ambiente e ne gioverebbero ancora di più le comunità, con benefici per i cittadini non solo in termini di maggiore reddito e maggiore occupazione, ma anche di miglioramento della qualità della vita.

Con l’aumento della sensibilità dei consumatori verso la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente (secondo una recente indagine Nielsen, un terzo dei consumatori sceglie i prodotti sulla base della loro sostenibilità ecologica), cresce la domanda di prodotti eco-friendly.

 

Richiesta di prodotti naturali ed ecologici per l’igiene personale e della casa

Continua a crescere la richiesta di cosmesi naturale: prodotti per la cura della persona, make-up, profumi, prodotti per i bambini e per gli animali domestici. In espansione anche la detergenza bioecologica: detersivi per i piatti, per il bucato e per la pulizia della casa liberi da sostanze nocive di derivazione chimica. Secondo le informazioni raccolta da Nomisma, la maggior parte dei consumatori (65%) dichiara di aver acquistato nell’ultimo anno prodotti per la cura del corpo e l’igiene personale contenenti ingredienti naturali, ecologici o biologici, mentre nel carrello della spesa del 40% delle famiglie italiane sono finiti in detergenti per la pulizia della casa e cosmetici di tipo “green”.

Sostenibilità etica e nel design

Oltre che per la bellezza e la cura della casa, il fenomeno nuovo è la ricerca di merceologie a basso impatto ambientale anche in altri ambiti di spesa, ad esempio l’abbigliamento e l’arredamento. Anche in questo campo la predisposizione al cambiamento da parte del consumatore italiano risulta la più pronunciata di tutta Europa: oltre l’80% della popolazione (dati Ispo per la Lega Anti Vivisezione) ritiene immorale indossare pelle, pellicce e piume, così come la più moderna frontiera del design per interni prevede la sperimentazione di arredi ecologici per la casa e l’ufficio, costruiti con materiali riciclati ad impatto zero.

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