Pesticidi: quali alimenti han più residui?

Quali alimenti che portiamo in tavola contengono più residui di pesticidi?

 

Si sa, se acquistiamo alimenti provenienti da agricoltura convenzionale ovvero quella che, diversamente dall’agricoltura biologica e biodinamica, fa ricorso a prodotti chimici di sintesi, dei residui sui frutti e sulla verdura ce li troviamo. Saranno entro i livelli consentiti dalla legge ma ci sono.

Il bello, o a dir il vero il brutto, in molti prodotti ortofrutticoli ci sono residui di più sostanze chimiche in un solo frutto od ortaggio. A pensarci bene fa spavento… chi ha un piccolo pezzo di terra semina e coltiva senza metterci nulla di chimico e su grandi terreni invece si usa di tutto. Per difendere da questo e quell’insetto, per permetterti di portare in tavola un prodotto esteticamente bello e perciò più attraente sul banco di vendita.. va beh..

I cibi con più residui di pesticidi

Uva, fragole, pere, frutta esotica (soprattutto banane) secondo il dossier “Stop pesticidi” di Legambiente, che ha analizzato i dati provenienti dalle analisi dei vari laboratori pubblici italiani, sono  i prodotti più contaminati da residui di pesticidi.

L’uva da tavola è tra i prodotti più contaminati da almeno un residuo di pesticida. In alcune regioni l’uva presentava addirittura residui di più pesticidi, seppur tutti dentro i limiti consentiti per legge.

In Emilia Romagna sono risultate contaminate il 46% delle insalate analizzate e l’81,6% delle fragole (quest’ultime per di più con multiresidui).

Multiresidui presenti soprattutto nel tè verde (21 residui chimici differenti), nelle bacche, nel cumino, nelle ciliegie, nella lattuga, nei pomodori e nell’uva che rispettivamente presentano 20, 14, 13, 11  (lattuga e pomodori), e l’ultimo 9 sostanze chimiche differenti.

Questo è possibile perchè non c’è una regolamentazione specifica in merito alla presenza di più principi attivi su di un prodotto. Perciò passano come regolari prodotti con più residui, contaminati da più principi chimici contemporaneamente, se le loro concentrazioni sono entro i limiti consentiti dalla legge per ciascuna singola sostanza. Senza pensare ai possibili effetti sinergici che queste sostanze chimiche presenti in contemporanea in un prodotto possono avere nel nostro organismo.

Alcuni dati importanti

Dai dati di questo dossier si scopre che sono saliti i campioni irregolari (ovvero con una quantità di residuo superiore a quella consentita per legge) arrivando all’1,2% (un buon dato se si pensa che la media europea è ben il 2,9%); i prodotti contaminati con uno o più residui contemporaneamente sono il 36,4% del totale dei prodotti controllati (quindi più di un terzo). La percentuale di campioni senza alcun residuo si alza al 62,4%.

I dati sui pesticidi in Italia

Anche se tra il 2010 e il 2013 c’è stato un calo nell’uso dei pesticidi in Italia, nel 2014 va segnalata un’inversione di tendenza con il consumo di prodotti chimici in risalita dalle 118 mila tonnellate del 2013 alle 130 mila del 2014. Di queste 65 mila erano fungicidi, 22,3 mila di insetticidi ed acaricidi e 24,2 mila di erbicidi. Il restante sono stati indicati come altri prodotti.

L’Italia è al terzo posto in Europa per vendita di pesticidi con il 16,2%, dietro a Spagna (19,9%)  e Francia (19%). Ma è seconda per l’impiego di fungicidi.

L’import dall’estero

Ben il 6,5% dei campioni proveniente da paesi extracomunitari contiene residui superiori ai limiti di legge, con pesticidi il cui uso non è approvato dall’Ue, riporta  il “National summary reports on pesticide residue” pubblicato dall’Efsa.  Mentre solo lo 0,3% dei prodotti made in Italy contiene residui chimici oltre il limite, l’1,6% per i prodotti di origine comunitaria.

I prodotti importati più pericolosi sono le spezie dall’India, i fichi secchi e i peperoni dalla Turchia, frutta e verdura dall’Egitto, i funghi dalla Cina.

 

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