integratori alimentari

Nel carrello più salute e sperimentazione. Bene!

Tornano a crescere seppur di poco i consumi: nel carrello della spesa gli alimenti sono più di qualità (boom del biologico) e più salutari (super cibi).

 

Per i consumi alimentari l’anno 2016 segna una importante cesura: la spesa registra un timido progresso, su ritmi comunque inferiori a quelli del 2015. Cambia però la composizione: la moderazione dei prezzi lascia spazio ad un recupero dei volumi. Indicazioni confortanti si colgono anche in un miglioramento del mix nel carrello della spesa: sostenute dall’aumento del potere d’acquisto, le famiglie si concedono finalmente più qualità.

La sperimentazione in campo alimentare: super cibi ma anche meno carne e più proteine vegetali

 

L’alimentazione rimane comunque terreno di sperimentazione e specchio del cambiamento della società. Gli italiani stanno rapidamente revisionando stili ed abitudini: il 2016, ad esempio, è stato l’anno che ha certificato la diminuzione del consumo di carne, soprattutto per quelle rosse e per gli insaccati. Il fabbisogno proteico è soddisfatto dall’aumento dei consumi di pesce e legumi. Si riscoprono frutta e verdura, cui gli italiani avevano spesso rinunciato negli anni del sacrificio, mentre si riduce l’assunzione di latticini.

Millennials e baby boomers a confronto

Con l’allentamento dei vincoli sul bilancio familiare, le tendenze che negli anni recenti erano state rintracciate tra le generazioni più giovani dei millennials, si rafforzano e si diffondono: il benessere, lo stare bene e l’attenzione alla naturalità dei cibi si confermano parole d’ordine a tavola, mentre il consumo di piatti e specialità etniche da tutto il mondo entra stabilmente a far parte delle abitudini culinarie del Belpaese.

Se i millennials sono gli interpreti delle nuove tendenze, generazione X e baby boomers sono alla ricerca di una migliore forma fisica, a fronte del crescente numero di persone obese o in sovrappeso, e sperimentano nuovi regimi alimentari, non sempre equilibrati, facendo affidamento più sul passaparola che sui consigli del dietologo.

Alimentazione tra innovazione e tradizione

Il cambiamento dell’alimentazione opera per il tramite di un mix di tradizione ed innovazione. Pranzo e cena restano un rituale sacro, ma la propensione italica alla sperimentazione non incontra limiti. L’onda lunga dell’esposizione universale del 2015 ha portato sulle tavole degli italiani i “supercibi”: ingredienti quali quinoa, zenzero e curcuma stanno prendendo piede nelle preparazioni a casa. Nell’ultimo anno gli italiani sono tornati a frequentare bar e ristoranti, riscoprendo il gusto del buon cibo e della convivialità a tavola. Anche nella grande distribuzione organizzata le quantità vendute sono cresciute (più dei fatturati), al traino della buona performance di superstore e discount. Gli assortimenti sono chiamati ad innovarsi, assecondando i gusti emergenti e le nuove esigenze.


La grande fuga dalla carne…

La tavola è lo specchio più fedele della storia degli italiani. Non solo perché, citando Feuerbach, siamo ciò che mangiamo, ma anche e soprattutto perché le scelte dell’alimentazione sono influenzate da una pluralità di fattori: l’identità culturale e le priorità valoriali, gli stili di vita e l’evoluzione del gusto, le caratteristiche dell’offerta commerciale e, non per ultime, le disponibilità economiche.

 

… una questione salutistica ma anche etica ed antropologica

Sotto questo punto di vista, sociologi ed antropologi sono concordi nel sostenere che la risposta ad un bisogno fisiologico come la nutrizione sia intermediata da un insieme di processi attinenti alla sfera edonistica, affettiva, culturale, sociale, i quali definiscono sia la qualità e la quantità degli alimenti utilizzati, sia le modalità e i significati della loro assunzione. L’insieme complesso di queste variabili trova riscontro anche nell’evoluzione merceologica e quantitativa dei consumi alimentari degli italiani.

 

L’analisi dei consumi alimentari dal Novecento ad oggi

A questo proposito, incrociando dati Fao e Istat è stato possibile ricostruire due indicatori: da una parte, l’andamento complessivo in quantità dei consumi alimentari delle famiglie dall’inizio del ‘900 ad oggi, espressi in chilogrammi giornalieri per persona; dall’altra l’evoluzione, collocata temporalmente a partire dagli anni Sessanta, dei volumi relativi ad un ampio paniere di merceologie alimentari.

L’analisi ha restituito alcune interessanti evidenze.

Innanzitutto, oggi mangiamo di meno. In quantità siamo tornati a consumare come alla fine degli anni Sessanta: 2,35 chilogrammi di cibo al giorno tra colazione, pranzo e cena. Rispetto ai primi anni Duemila, quando si è registrato il picco dei consumi (l’apice nel 2004, quasi 2,7 kg/giorno pro capite), sono venuti a mancare circa 230 grammi di cibo al giorno (-9%). Per avere un termine di paragone storico e valutare correttamente le relatività, si tenga comunque a mente che sino agli anni Cinquanta gli italiani mangiavano per una quantità compresa tra 1,5 e 2 chilogrammi giornalieri.

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