Le famiglie sostengono la ripresa, ma gli investimenti latitano

Secondo il rapporto coop – consumi del 2016, la piccola ripresa economica del 2016 è stata guidata esclusivamente dai consumi dai lievi progressi del potere d’acquisto delle famiglie. A sostenere il reddito disponibile reale delle famiglie hanno contribuito la politica di bilancio, i progressi dell’occupazione e la bassa inflazione.

Alla base della pur modesta crescita osservata nel biennio 2015-16 vi sono le misure di stimolo all’economia da parte del bilancio pubblico e il miglioramento delle ragioni di scambio, che ha trasferito redditi dai Paesi produttori di materie prime a quelli importatori. L’impulso fiscale interno vale circa un punto di reddito disponibile all’anno: la riduzione fiscale ha riguardato i redditi da lavoro dipendente, con la politica dei cosiddetti “80 euro” e, più di recente, anche la tassazione sul patrimonio, con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Un contributo importante è stato poi giocato dalle nuove assunzioni a tempo indeterminato favorite dai generosi incentivi e dall’introduzione dei contratti “a tutele crescenti”. Si contano circa 600 mila nuovi occupati: il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato è tornato sui valori del 2008.

Il bilancio pubblico ha sfruttato tutti i (pur esigui) margini di manovra.

Nel 2016 si sono aperte le distanze rispetto alle maggiori economie europee, e su tutte rispetto alla Germania, oramai prossima alla piena occupazione, sostenuta da un più robusto ciclo delle esportazioni e della domanda interna. Ma anche con la Francia, la cui economia presenta tratti di mancata modernizzazione che la accomunano al nostro Paese, ha comunque messo a segno progressi migliori. E non per ultima la Spagna, dove nonostante da diversi mesi non si riesca a formare un nuovo governo, il risanamento del sistema bancario varato sotto l’egida della Commissione Europea sembra aver posto le condizioni per una ripartenza dell’industria edile e dell’occupazione.

Tutti i Paesi della “vecchia” UE sono accomunati nella mancata ripartenza degli investimenti, nonostante il basso costo del denaro. In questa graduatoria la peggiore posizione del nostro Paese è in gran parte spiegata dai minori margini di manovra del bilancio pubblico, alle prese oramai da diversi anni con la necessità di negoziare ristretti margini di flessibilità con le istituzioni comunitarie, in uno stretto percorso tra raggiungimento del pareggio di bilancio e necessità di offrire sostegno alla ripartenza della domanda interna.

Uno scambio di flessibilità e riforme nel quale la timidezza degli uni nel riformare e degli altri nel concedere spazi per un sostegno all’economia, ha certamente contribuito ad esacerbare i rapporti e ad accrescere il senso di distanza delle popolazioni dalle istituzioni, nazionali e comunitarie.

La spiegazione della mancata ripartenza degli investimenti risiede in parte nei problemi ancora irrisolti degli istituti di credito, alle prese con una ingente mole di crediti inesigibili che ne appesantisce i bilanci, e in parte anche una sfiducia degli investitori nelle potenzialità dei mercati interni europei, a causa della demografia stagnante e dell’avanzamento dell’età media.

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