Al Sud c’è più BIO? Secondo I’Istat, sì.

Il riscatto del Sud con il bio.. un possibile slancio anche per lo sviluppo dell’economia in quelle aree.

In base al censimento ISTAT del 2010, le aziende che adottano metodi di produzione biologica per coltivazioni o allevamenti sono 45.167, cioè il 2,8% del totale delle aziende agricole italiane.

Di queste aziende, il 62,5% è collocato al Sud (Calabria, Sicilia, Puglia) e si dedica alla coltivazione di cereali – come ad esempio il farro, che non ha bisogno di diserbo perché è una pianta molto robusta. Oltre ai cereali troviamo prati e pascoli, coltivazioni di olivi e vigneti. La domanda dei prodotti biologici è in costante aumento, pertanto è inevitabile una rivisitazione della produttività in termini strettamente economici.

Oggi le aziende che hanno deciso di entrare nel settore del bio sono moltissime. Il ritorno alla natura, alle origini, alle cose più semplici e, perché no, a quelle meno “lavorate”, è diventato il punto di riferimento per molti italiani che hanno capito che vivere meglio significa, in termini molto pratici, vivere con più semplicità.

In ogni caso, basta farsi un giro per il Bel Paese: oggi in Meridione esistono e – fortunatamente – prosperano le comunità che si basano sull’agricoltura, meglio ancora se biologica. Al Nord è difficile andare al mercato ed acquistare ortaggi e frutta di stagione da coltivazione biologica. Non c’è mai stata la cultura del bio fino a qualche anno fa. Non si pensava che potesse esistere qualcosa di “bio”. Eppure bastava coltivare e portare al negozio, o al mercato. Fatto.
A pensarci bene, il controsenso è il non-bio!